Non supera il bicameralismo

Lo rende più confuso, alimenta, invece di ridurre, il contenzioso tra Stato e Regioni, tra Camera e nuovo Senato.

Non semplifica

Anzi, moltiplica i procedimenti legislativi. Questa riforma è piena di richiami oscuri e rinvii muti, tipici del burocratese.
Si veda l’art.70: 438 parole per sostituire le 9 parole vigenti.

Crea un “senato di nominati”

Più debole e più permeabile agli interessi. Piccolo nei componenti, grande nelle competenze. Consiglieri regionali e sindaci, eletti dai cittadini per svolgere un importante mandato a livello locale, verrebbero poi nominati (non si sa come) per il doppio incarico di senatore.

Il primo piglia tutto.

La riforma consegnerà al primo partito, senza contrappesi, non solo una ampia maggioranza alla camera,
ma anche la possibilità di determinare quasi tutto rispetto ai massimi organi di garanzia.

Indebolisce l’Italia in Europa

La riforma introduce in Costituzione clausole che subordinano l’Italia all’Unione Europea, e non consente agli italiani di esprimersi su trattati e temi.

Non diminuisce i costi della politica.

Il vero risparmio sarebbe l’abolizione secca del Senato. I nuovi senatori godrebbero comunque di rimborsi e diarie per svolgere il doppio mandato.